le vippate e non solo a portata di un clic

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mercoledì 16 giugno 2010

lezione 4-06-2010

L'Intranet è una rete o un raggruppamento di reti locali LAN (solitamente ad accesso ristretto), utilizzata da una organizzazione/ente/impresa per facilitare la comunicazione e l'accesso all'informazione al proprio interno. A volte il termine è riferito solo alla rete di servizi più visibile (il sistema di siti che formano uno spazio web interno), mentre in altre accezioni può essere inteso come il sistema di informazioni e servizi di utilità generale accessibili dalla rete interna.
E' in quest'ultima accezione/concezione che il sistema Intranet rivela il proprio enorme potenziale, disponibile per chi operi all'interno di un contesto aziendale. Sono tuttavia poche le realtà che utilizzano l'Intranet in modo corretto (ovvero con la giusta mentalità aperta-diretta-dinamica-interattiva), mentre la maggior parte la vede/intende/sfrutta solamente alla stregua di una mera 'agenda di lavoro' (come rubrica dei numeri interni, bacheca dove segnalare eventi, archivio di documenti, e poco altro). Per questo motivo la sua gestione viene affidata di norma a tecnici informatici, senza l'appoggio di una redazione di professionisti adibita allo sviluppo dei contenuti da inserirvi e alla creazione di nuovi codici di comportamento e linguaggio costruiti 'ad hoc'.
Il valore attuale della comunicazione attraverso Intranet è dunque pressoché nullo. Le sue funzionalità/strutture/layout sono del tutto simili a quelle di Internet (che era essa stessa partita come 'sistema interno' ai tempi di Arpanet) e partecipano della stessa 'logica di investimento' (principalmente come vetrina di immagini), ma si rivelano essere più brutte e di minore qualità per la mancanza della 'diretta' (della realtà del momento) e quindi del lavoro di codificazione che vi sta dietro, limitando il sistema a semplici informazioni e comunicazioni di servizio ad elevata staticità.
Tale situazione di 'vuoto', riguardante tanto le idee quanto le applicazioni pratiche (palliativi della quale sono attualmente rappresentati dagli investimenti per lo sviluppo di radio/tv interne), necessita pertanto di nuove figure professionali che si occupino di innovare e incentivare questo ambito comunicazionale, allo scopo di migliorare i flussi del lavoro d'impresa e migliorare il controllo-gestione-fruizione dell'informazione al suo interno, per spingerla verso il massimo delle sue possibilità. Occorre far capire alle aziende che "non esiste una buona comunicazione esterna senza una buona comunicazione interna"; che quest'ultima può portare loro un vantaggio economico, oltre che pratico-funzionale; che è quindi necessario implementare e sviluppare 'centri di comando' e 'motori di ricerca interni' (ancor più importanti che in Internet, data la specificità delle ricerche) adatti allo scopo.
Gli spazi per un possibile futuro professionale in questo ambito sono dunque (per ora) aperti, ma è importante essere consapevoli che, nella comunicazione in generale, possibilità ce ne saranno sempre. I nostri codici di linguaggio, infatti, cambiano con l'evolversi della tecnologia (es: lettera-fax-mail-social network, dal 'one to one' al 'one to many'), strumento di lavoro a tutto tondo e in continuo mutamento dettato dalla sua dinamicità. E' però necessario possedere una mentalità aperta, che "guardi avanti" e non rimanga fossilizzata sul presente di una sopravvivenza da conquistare e mantenere (le grandi imprese necessitano di coraggio).

mercoledì 2 giugno 2010

lezione del 28-05-2010

La comunicazione politica
La comunicazione politica mira al consenso. Ricerca un determinato risultato (il consenso, appunto) attraverso la soddisfazione del ricevente.
E' un tipo di comunicazione molto difficile e che necessita di intermediari.
Il comunicatore politico deve saper parlare, scrivere, essere informato e deve saper convincere.
Obama è sicuramente il principale comunicatore che balza alla nostra mente.
Non è, tuttavia, l'ideatore di tale filone. Prima di lui Bush, Clinton, Bush Senior, fino ad arrivare a Kennedy nel 1962; questi uomini/politici hanno fatto della comunicazione un'arma vincente nel campo della politica.
A livello europeo, il più abile comunicatore fu Charles de Gaulle, che usò soprattutto la tv come principale mezzo di comunicazione.
Nulla è nuovo; i leaders contemporanei non hanno inventato nulla: si può, infatti, parlare di comunicazione politica già a partire dal mondo greco.
Per usare la comunicazione in ambito politico si deve essere assolutamente organizzati, informati e si deve abbattere l'avversario. Per demorirlo è fondamentale e indispensabile l'informazione. Le nuove tecnologie che giocano un ruolo fondamentale in questo campo.
http://www.huffingtonpost.com Si tratta del blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington, una giornalista greca naturalizzata statunitense.
Tra i personaggi di spicco che hanno collaborato al sito troviamo Barack Obama, Hillary Clinton, Michael Moore, ecc.
Il sito oggi è molto seguito e si basa su una serie di contributi originali. Nella sezione "bloggers", infatti, possiamo trovare le foto dei vari commentatori, pagati per ogni intervento postato. Si tratta di personaggi molto noti e apprezzati dall'opinione pubblica americana.
A partire dal 2008 sono state avviate delle versioni locali del sito: HuffPost Chicago, HuffPost New York, HuffPo Denver e HuffPo Los Angeles.HuffPost Chicago, HuffPost New York, HuffPo Denver e HuffPo Los Angeles.
Il sito ha raggiunto un livello di popolarità eccezionale: il Los Angeles Times ha calcolato che il sito attrae nove milioni di visitatori al mese, facendo segnare un forte incremento sia per quando riguarda le entrate, sia il numero dei collaboratori.
Il blog ha ricevuto i Webby Award 2006 e 2008 come miglior blog di politica, ed è stato classificato come blog più potente nel mondo dall'Observer nel 2008, e nominato secondo nella classifica dei 25 migliori blog del 2009 dal Time Magazine.
La fondatrice, Arianna Huffington, è stata giudicata una delle donne più influenti nel mondo dei media.
In Europa:
Il presidente francese Sarkozy ha incentrato la comunicazione politica sul culto della porpria persona.
In Germania la comunicazione politica non si buò basare unicamente sul web perché persiste un profondo digital divide: l'ex Germania comunista, infatti, è ancora molto arretrata e un tipo di comunicazione "digitale" non verrebbe minimamente percepita e, quindi, non porterebbe al consenso sperato.
In Italia la comunicazione politica del centro-destra è vincente rispetto a quella dell'opposizione. Perché? Perchè ha un mandato identificario. E' stratificata. E' rassicurante e positiva. Utilizza parole chiave in cui l'italiano medio si rispecchia (Italia, libertà, Regioni, Federalismo). Il messaggio è chiaro e l'elettore è costantemente bombardato dallo slogan. Il centro-destra di identifica in un leader, cosa che alla sinistra manca completamente. Tale lacuna, ovviamente, influisce sul consenso e, quindi, sulle sclete politiche degli elettori.

venerdì 28 maggio 2010

lezione del 21-05-2010

comunicazione istituzionale
Essa riguarda, in effetti, l'identità di una realtà: oltre a non essere vincolata alla diffusione di valori, rappresenta tutto ciò che identifica l'immagine di un'azienda, non legandosi strettamente al risultato economico, ma assumendo valore sociale, di rispetto della trasparenza, oppure aumentando la qualità percepita di quella realtà. Può essere sia pubblica che privata e mira a un ritorno di consenso, piuttosto che di denaro (obiettivo invece della comunicazione di prodotto). Spesso però questi due tipi di comunicazione sono erroneamente associati, poiché manca una reale percezione della diversità dei due ambiti (dovuta a cattiva professionalità, mancanza di regole, opportunismo, confusione del sistema della comunicazione).
In questo campo sarebbero d'obbligo trasparenza e chiarezza e su questo punto il Web risulta vincente grazie all'arma della 'tracciabilità'. Carta, radio e tv, invece, seguono lo stesso percorso, ma sono rallentate dal fattore tempo, mentre su Internet i feedbacks sono immediati. Altre forme di comunicazione istituzionale riguardano la pubblicità, i comunicati stampa (che presuppongono una mediazione, mentre nella Rete non c'è mediazione e l'informazione è diretta).
Fare i comunicatori significa quindi operare per una committenza, pubblica o privata, con l'obiettivo di raggiungere un risultato positivo per quella realtà grazie al proprio lavoro. La comunicazione privata istituzionale si avvicina infatti molto alla comunicazione di prodotto, ma a differenza di quella cerca sempre di mantere alti i valori del 'brand' (cosa che va invece evitata nella comunicazione pubblica). Il brand è il marchio, il messaggio politico, lo slogan, il prodotto di successo. Il brand isituzionale può essere una singola persona o una realtà multipla (comuni, emmenthal svizzero, coca cola, ecc.): entrambi hanno una loro storia, si riconoscono immediatamente anche senza didascalia (grazie al solo logo, come per la 'mela di Apple'), sono comunicazione pura e vengono perciò detti "comunicattivi". Il valore da trasmettere è il valore da vendere che può essere economico, personale, di condivisione o di consenso.
Il web dà molto, ma chiede anche molto: chi fa comunicazione istituzionale deve essere disponibile a rendere pubblico in modo chiaro il messaggio che intende promuovere (in forma diretta, mediata o attraverso la rete). Il messaggio deve essere breve per agganciare l'utente, per questo si usano gli script, frasi precotte che puntano sull'efficacia sfruttando le profilature delle persone a cui si rivolgono. La comunicazione istituzionale attraverso il web è più allargata, ma sempre trasparente e immediatamente verificabile (nella nostra classe ci pensa Gaspare :p), poiché essa è aperta, in quanto fornisce la possibilità di chiedere e ricevere subito una risposta che può essere automatica ("grazie per averci contattato, miglioreremo il nostro servizio"), intelligente (il cliente viene indirizzato, magari con una serie di click che rimandano a vari link) o più specifica. Compito per la prossima settimana sarà quello di curiosare nei siti di realtà pubbliche o private per scoprire la loro parte istituzionale (comunicazione, brand image), vedere quanto è visibile la loro 'mission' e quanto essa è resa vera e credibile.
La comunicazione istituzionale pubblica, vicecersa, vuole mettere a disposizione della collettività una serie di informazioni, servizi e strumenti, senza che questo debba per forza generare un rapporto di "do ut des". Non ricerca un guadagno, ma offre un servizio (mentre quella politica è orientata verso la ricerca di un consenso). Sulla Rete essa deve possedere alcuni caratteri fondamentali: usabilità, accessibilità, interattività e trasparenza. L'usabilità è la facilità di accesso, la presenza di sezioni logiche e ben accessibili, la mappa del sito (che serve per capire la filosofia che ne sta alla base).
Gli alberi di navigazione dei siti stranieri sono più semplici di quelli italiani, che presentano strutture 'barocche' e contorte. Alcuni esempi visti in classe:

- Camera dei Deputati: Tutto ciò che riguarda la parte istituzionale si traduce in attività quotidiana.Tutte le comunicazioni sono brevi e 'precotte', cioè redatte in forma giornalistica, in modo da agevolare il copia-incolla dei siti di informazione. Infine, sebbene sia tra i migliori siti istituzionali italiani, presenta una costruzione errata nella mappa.
- Governo spagnolo: Possiede un ottimo albero di navigazione. Presenta le notizie come fosse un giornale, senza fronzoli, una scelta coraggiosa visto che il sito non si serve dei media, ma è il governo a fornire tutte le informazioni, corredate da una buona multimedialità (video, audio, immagini scaricabili). Non c'è differenza tra un giornalista e un giornalista del sito del Governo spagnolo: se la notizia è valida, è sufficiente andare sul sito del governo, dotato anche della possibilità di recepire una serie di informazioni sull'utente (tracciabilità, percorsi, statistiche).
- Governo francese: Un sito immaginifico, molto 'visuale' e poco 'da leggere', bello ma difficile, dà emozioni. La sua particolarità è una forte interazione con il cittadino.
- Governo inglese: Coniuga magistralmente tecnologia e comunicazione, ovvero il nesso che si instaura tra il potere e il cittadino.

lezione del 14-05-2010

La tecnologia è riuscita a 'contagiare' anche il sistema editoriale. Uno degli esempi più evidenti di come siano cambiati gli assetti dell'editoria classica è senza dubbio l'e-book, versione digitale di una qualsiasi pubblicazione, che cerca nel contempo di abbinare le caratteristiche migliori del classico libro cartaceo ai vantaggi offerti dalla sua natura digitale (principalmente nelle possibilità di essere un ipertesto e quindi di inglobare elementi multimediali, e nella possibilità di utilizzare dizionari o vocabolari contestuali).

è giusto pagare l'informazione online?

A proposito dell'editoria libraria, e in generale di tutto ciò che è informazione sulla Rete, oggi non si parla più solo della questione tecnologica, ma anche della problematica dei pagamenti. Ciò che viene messo in discussione è la stessa definizione di gratuità della rete, uno dei principi cardine di Internet fin dalla sua liberalizzazione, garanzia di facilità d'accesso e fruibilità della comunicazione (su questo argomento mi sento di consigliarvi la lettura di un testo che è stato per me illuminante: Gratis, di Chris Anderson, 2009, ed. Rizzoli).
L'incremento dell'alfabetizzazione informatica e la conseguente diffusione dei supporti digitali (smartphone, i-pad, tablet, ecc.) ha ribaltato l'equilibrio tra le forze in gioco nella gestione dell'informazione giornalistica e culturale. Le risorse economiche, dunque, si concentrano nelle mani di chi produce 'strumenti', a discapito di chi produce 'contenuti' (un paradosso che mi ricorda molto questo: "anni fa un'azienda pagava poco un uomo-sandwich perché pubblicizzasse il suo marchio, oggi siamo noi a pagare lautamente le aziende per indossare i loro capi firmati).
Il depauperamento del mondo dell'editoria ha inoltre subito un'accelerazione decisiva (e forse letale) con la crisi economica di questi ultimi anni. Sono crollati i ricavi pubblicitari e diffusionali e sono viceversa aumentati i debiti e i passivi nei bilanci. Gli editori hanno tentato di correre ai ripari aumentando i prezzi dei libri e dei giornali, ma la soluzione si è rivelata un insufficiente palliativo, imponendo loro di buttarsi nel nuovo business dell'editoria online.
Ecco allora nascere l'idea del paywall e delle notizie a pagamento. Certo, l'opinione prevalente al momento è ancora orientata a favore della gratuità delle news. "Se tutto è gratuito in rete, perché l'informazione non dovrebbe esserlo?", dicono i teorici del web e i guru dell'editoria, sostenendo che sia necessario, utile e giusto non far pagare i contenuti online. Tuttavia, è al contempo vero che, da un punto di vista economico, questa concezione appaia come una filosofia "concettualmente giusta" ma "evidentemente insostenibile".
"Da un lato l'informazione vuole essere costosa, perché ha molto valore: l'informazione giusta nel posto giusto ci cambia la vita. D'altro canto, l'informazione vuole essere gratuita, perché produrla sta diventando sempre più economico. Quindi queste due tendenze sono in rivalità". Questa frase di Steward Brand è probabilmente la più importante e fraintesa dell'economia di Internet. Chris Anderson l'ha a mio avviso molto ben esplicitata affermando che: "L'informazione abbondante vuol essere gratuita. L'informazione scarsa vuole essere costosa". Il contenuto culturale non può essere gratuito. Possono esserlo i titoli, i flash, le breaking news, ma non il commento dell'esperto, né l'intervista, l'inchiesta, o l'approfondimento, ecc. L'idea che sta alla base del paywall consiste nel favorire il riconoscimento del mestiere dei giornalisti, delle loro capacità professionali e, dunque, dell'esclusività della riproduzione dei contenuti.
Strettamente legato al tema della gratuità è il problema del diritto d'autore. Copiare una notizia e pubblicarla senza darne riconoscimento all'autore significa commettere una violazione del copyright. Poiché la rete non ha confini, a livello giuridico è molto difficile individuare e accusare qualcuno per questo tipo di violazione. A ciò va aggiunto il fatto che non esiste una legge completa, attuale e affidabile in questo ambito.
Nei paesi UE ci sono stati dei tentativi di legiferare in materia, come ad esempio in Francia, dove il presidente Sarkozy si è fatto promotore di una legge che puniva chi scaricava illegalmente files, bocciata però dalla Corte Costituzionale. In Italia invece (noi ci facciamo sempre riconoscere!) il sito della Camera dei deputati riporta allegramente nella sezione della rassegna stampa tutte le prime pagine dei principali quotidiani, proprio mentre gli stessi parlamentari proponevano un progetto di legge che voleva far registrare i blog come testate giornalistiche.
Si può sostenere che la latitanza delle leggi è legata ad una difficoltà di definizione del 'bene di consumo online': cosa si può mettere in rete? cosa no? è giusta la filosofia del copyleft, basata sulla gratuità di tutti i documenti e dunque opposta al copyright? Una legislazione più precisa consentirebbe un maggiore controllo sullo stesso contenuto del web, sulla diffusione di contenuti discriminatori o criminali e sulle diffamazioni e violazioni del diritto alla privacy (variabile da paese a paese, anche se esiste un protocollo comune gestito dal garante europeo).

martedì 25 maggio 2010

lezione del 7-05-2010

il prof ferrandi ha spiegato che:
In presenza di eventi 'speciali' (ad esempio una turnata elettorale) i giornali 'di carta' non possono assolutamente competere con i siti di news 24h. Di contro, tuttavia, questi ultimi molte volte sono presi dall'ansia della notizia, rischiando quindi di far circolare informazioni 'gonfiate' (o peggio false) solo per non aver potuto attendere una verifica delle fonti
Lo sviluppo tecnologico è impetuoso, ma le innovazioni non partono mai dal centro bensì dalle estremità della Rete
Internet: E' considerato dagli utenti un distributore globale 'free', per cui essi non accettano volentieri limitazioni e pagamenti
Giornali online:
- News & Observer (1° al mondo)
- Omogeneizzazione dei contenuti (dovuta all'eccessivo affidamento alle fonti d'agenzia e alla scelta di puntare più o meno sempre sulle stesse tematiche)
- Omogeneizzazione del modo di presentare i contenuti (scelte di layout molto simili per molti siti)
- Non impongono pagamenti (eccetto i giornali 'finanziari') per non perdere 'pagine viste' e di conseguenza pubblicità. Ciò porta tuttavia la necessità di trovare nuove fonti di ricavo economico, più adatte al mezzo (visto che gli abbonamenti non funzionano e i banner disturbano e sono facilmente evitabili)

Giornali online italiani:
- Unione Sarda (1° in Italia)
- Poche risorse umane/economiche (ma carichi di lavoro e ritmi molto maggiori, che portano ai numerosi rischi di copia-incolla e informazioni errate)
- Modello di business incentrato sull'advertisement (si punta alle 'pagine viste', con ogni mezzo possibile, arrivando a far parlare di 'borsino morboso')

Giornali online locali:
- Le notizie sono importanti, ma fondamentale è riuscire a ricostruire intorno a sé la comunità locale (sito come 'social network locale')
- Possibilità di realizzare buoni prodotti anche con pochi mezzi

News aggregators: Siti che raccolgono e selezionano notizie da altri siti (e per questo sono molto criticati dai colleghi di questi ultimi)

venerdì 7 maggio 2010

lezione 30-04-2010

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cosa scelgono i lettori e gli utenti.....


la audipress è una società che si occupa di rilevazioni statistiche riguardanti la lettura dei quotidiani e dei periodi e la diffusione della stampa. le indagini sono relative al numero di lettori nel periodo che va dal 21 settembre al 20 dicembre 2009 e dall'11 gennaio al 28 marzo 2010.
tra i quotidiani, il più letto è la gazzetta dello sport, seguita da la repubblica e dal corriere della sera:

1. gazzetta dello sport - 3.995.000 lettori nel periodo considerato
2. la repubblica - 3.209.000 lettori
3. corriere della sera - 2.870.000 lettori
4. la stampa - 1.693.000 lettori
5. corriere dello sport - 1.677,000 lettori

se si prendono in considerazione i dati dei siti web della testata corrispondente, la "classifica" di diffusione dei quotidiani risulta ribaltata:

1. la repubblica - 1.104.000 contatti
2. corriere della sera - 801.000 contatti
3. gazzetta dello sport - 637.000 contatti
4. il sole 24 ore - 350.000 contatti
5. corriere dello sport - 222.000 contatti
per quanto riguarda i settimanali, il più venduto è sorrisi e canzoni:


1. sorrisi e canzoni tv - 4.857.000 lettori nel periodo considerato
2. chi - 3.400.000 lettori
3. oggi - 3.203.000 lettori
4. panorama - 2.889.000 lettori
5. settimanale dipiù - 2.797.000 lettori

le versioni online dei periodici settimanali risultano pressochè ignorate se non addirittura assenti. soltanto i siti di due settimanali importanti come l'espresso e panorama sembrano avere riscontro da parte dei lettori: l'espresso è il più visitato con 299.000 contatti, segue panorama con 173.000 contatti.
infine, questi i dati di diffusione dei periodici mensili:

1. focus - 6.227.000 lettori nel periodo considerato
2. quattroruote - 4.343.000 lettori
3. al volante - 2.366.000 lettori
4. in sella - 1.581.000 lettori
5. cose di casa - 1.526.000 lettori